Descrizione Progetto

Baratti scorie di ferro

Epoca Moderna

Nei primi del Novecento la zona costiera del Golfo di Baratti è ancora caratterizzata dalla presenza di enormi quantità di scorie ferrose risalenti al periodo di lavorazione etrusca: oltre un milione di metri cubi di materiale ferroso che, nel 1915,in piena Grande Guerra, era molto richiesto,spinsero la Società Ernesto Breda a commissionare una stima per valutare l’entità del deposito delle scorie e, nel 1917, a tentare di riutilizzarle in modo industriale, ma senza successo per il loro elevato contenuto di silice.Visto il fallimento, nel 1919 il contratto di sfruttamento fu ceduto alla S.A. Populonia,una società a capitale tedesco che si formò per portare le scorie nella Ruhr via mare dopo aver scaricato il carbone trasferito in Italia come risarcimento dei danni di guerra. La S. A. Populonia attrezzò la miniera dotandola di impianti all’avanguardia e di elettrificazione grazie ad una centrale a carbone costruita appositamente.Nel 1929, però, i contrasti con la proprietà dei terreni si fecero insanabili costringendo la Società ad abbandonare i lavori che conobbero un periodo di scarsa attività dovuto soprattutto all’entrata in vigore della legge mineraria del 1927.Fu solo nel 1933 che la proprietà dei terreni fu nuovamente acquisita dalla S.A. Populonia Italica con interessi però sostanzialmente agricoli,ma che nel 1935 chiese ed ottenne la concessione mineraria per sfruttare il residuo di giacimento.A seguito delle sanzioni imposte dalla Società delle Nazioni per l’intervento italiano in Etiopia, lo sfruttamento delle scorie diventò autarchico, avendo come conseguenza il trasferimento della concessione alla Società ILVA che, tra il ’36 e il ’37 riorganizzò la vecchia miniera ampliandone i limiti fino ad oltre il Podere Casone.All’ILVA subentrò la consociata Soc. An.Mineraria Siderurgica Ferromin che si insediò dal 1939 al 1943, quando alcuni bombardamenti sugli impianti siderurgici ne imposero la chiusura.Dopo la Seconda Guerradell’autarchia,l’interesse industriale per le scorie si affievolì al punto che La Ferromin, seppur titolare della concessione, affidò i lavori all’Etruria Srl che la gestì fino al 1969 quando l’attività cessò definitivamente.In questi quarant’anni di attività siderurgica diversi secoli di attività furono totalmente eliminati,portando così alla luce le monumentali tombe a tholos e a edicola il cui ritrovamento segnò l’inizio della riscoperta dell’antica Popluna.Alcuni scavi archeologici erano già stati effettuati a livello amatoriale nel corso dell’Ottocento, altri sia durante i lavori di estrazione che negli anni Settanta grazie ai volontari dell’Associazione Archeologica Piombinese.Le campagne di scavo sistematiche verranno però avviate solo alla fine degli anni Ottanta con la direzione della Soprintendenza Archeologica della Toscana.Negli anni 2000 le università di Siena, Pisa, Firenze e Roma La Sapienza, di concordo con la S.B.A.T.condurranno campagne di scavo estensivo finalizzate all’apertura dell’area dell’acropoli nel parco archeologico di Baratti e Populonia.Parallelamente all’attività siderurgica,un altro importante ambito prende piede a partire dai primi anni del novecento: il turismo.

Baratti scorie di ferro

Nel 1927 la società Marina di Populonia propone una lottizzazione a carattere turistico residenziale, realizzata poi solo in parte in quanto fortemente contrastata dalla Soprintendenza Archeologica. Si tratta dell’area “Villini”, dove tra gli anni ‘30 e ‘60 verranno costruite alcune residenze private.L’attività turistico-balneare sempre crescente che caratterizzerà in maniera esponenziale tutta la zona costiera maremmana porterà il Comune a considerare l’area del Golfo di Baratti come area inedificabili di rispetto.

FONTE: Tesi di Francesca Gerosa e Valeria Guerrisi – Relatore Valter Scelsi e Correlatrice Marta Coccoluto